GIORNO MEMORIA - Adolfo Mazzetti amateur photographer

ADOLFO MAZZETTI AMATEUR PHOTOGRAPHER
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GIORNO MEMORIA

REPORTAGES
La legge che ha istituito il Giorno della memoria



Legge n. 211 del 20 luglio 2000



Istituzione del "Giorno della Memoria" in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti.

Art. 1

La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, e a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetti i perseguitati.

Art. 2

In occasione del "Giorno della memoria" di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico e oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere.
La presente legge, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.

Data a Roma, addì 20 luglio 2000


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Dal sito  http://www.olokaustos.org "copio e incollo"
queste interessanti considerazioni che sicuramente vale la pena di leggere.


2010: Perché la giornata della Memoria non funziona



Dieci anni fa l'ormai famosa Legge del 20 luglio 2000 istituiva la Giornata della Memoria. Nel 2004 una seconda legge istituiva il Giorno del Ricordo per commemorare le vittime delle foibe. La vicina Slovenia - a titolo quasi di rappresaglia - nel 2005 istituiva la "Festa del ritorno del Litorale Sloveno alla madrepatria" di segno e intenti ovviamente opposti. Nelle scuole italiane così da una decina d'anni a colpi di Giornate si promuove la Memoria. Purtroppo però a fare un bilancio degli ultimi dieci anni la Memoria così tanto promossa sembra non avere dato i frutti che si speravano. Sembra anzi che si siano verificati imprevisti fenomeni.

In primo luogo la istituzionalizzazione della "Giornata della Memoria" ha generato sin dai primi anni la "corsa al testimone". Ogni scuola che avesse intenzione di promuovere la sua manifestazione voleva avere in aula qualcuno che avesse vissuto la tragedia. Ovviamente per motivi di naturale biologia i testimoni anno dopo anno si sono fatti sempre più scarsi.

In secondo luogo si è generato il fenomeno del "turismo della Memoria". Personalmente trovo agghiacciante sentire parlare di "gita ad Auschwitz". Basta digitare su Google la frase "gita ad Auschwitz" e spuntano fuori 14.000 riferimenti. Solitamente si ritrovano i resoconti di studenti, di gruppi, di persone che ripercorrono l'esperienza della "gita". L'uso del termine "gita" è certamente - in chi lo usa - pieno di buone intenzione. Alcuni lo correggono pudicamente completandolo in "gita di istruzione". Resta il fatto che non si può andare in "gita" ad Auschwitz perché Auschwitz non dovrebbe essere un luogo dove si va in gita. Certi concetti passano anche per l'uso del vocabolario e il vocabolario che si è imposto in questi ultimi anni è diventato sempre più banalizzante.

Un terzo fenomeno è stato la parcellizzazione della Memoria. Il dettato della Legge del 2000 voleva essere il più largo possibile ed invece si è rivelato terribilmente stretto. Tanto stretto da far uscire dalla vicenda ricordata schiere di vittime che evidentemente non meritano di rientrare nella Memoria. Così poiché pochi si sentono in dovere di ricordare anche i disabili, gli omosessuali, i soldati sovietici, gli oppositori politici e tutte le altre categorie di vittime. Questa Memoria "selettiva" ha provocato delle comprensibili reazioni. Durante la giornata della Memoria da qualche anno le associazioni che difendono la dignità delle vittime poco ricordate durante la Giornata della Memoria organizzano le proprie attività. Anche noi negli anni abbiamo organizzato mostre, partecipato a dibattiti nello sforzo di ricordare gli eventi in modo completo. Ma anche qui soltanto chi ha voce, possibilità di farsi sentire dai media riesce a imporre il proprio messaggio.
La spiacevole sensazione che la Memoria rimanga una questione di capacità di farsi sentire sembra essere decisamente reale.

Il quarto fenomeno è la capacità della Memoria istituzionale di cancellare alcuni parti fondamentali della storia. La Giornata della Memoria è diventata un atto liturgico nel quale ricordare la morte di milioni di individui. Morte provocata da un gruppo ben definito di nazisti le cui azioni non vengono spiegate se non con la rassicurante categoria della follia. In modo tale che quando il sole tramonta sul 27 gennaio tutti noi ci sentiamo rassicurati perché i folli sono stati sconfitti e noi - noi i buoni e sani - siamo fondamentalmente differenti, siamo migliori. Sembra paradossale ma la Giornata della Memoria sta provocando una orribile semplificazione storica grazie alla quale i nazisti tedeschi furono gli unici responsabili dell'orrore. Il resto va assolto con la fine della giornata di commemorazione. Diventa così stupefacente constatare come in nome della Memoria istituzionalizzata ci si dimentichi che senza il resto degli europei i nazisti non avrebbero potuto realizzare il loro progetto di sterminio. Grazie alla perversione delle parole di Hannah Arendt la "banalità del male" è diventata un prodotto estraneo alla vita dell'Europa. In realtà il male non fu né banale né confinato alla scrivania di Eichmann. Ci furono delatori, spie, collaboratori che in ogni nazione occupata o alleata denunciarono vicini di casa, ex amici, conoscenti. Ci furono organi di polizia che collaborarono nelle retate degli ebrei in ogni nazione, Italia compresa. Ma di queste responsabilità si parla molto poco o non se ne parla affatto. Il carnefice fotografato dall'iconografia istituzionale è un tedesco, ha la divisa da SS e agisce sempre come un corpo estraneo rispetto al luogo in cui opera. Si parla poco di italiani che accompagnano sino all'uscio di casa, sino al nascondiglio i carnefici diventando carnefici essi stessi. Sarebbe certamente imbarazzante scoprire che nella propria città magari il bisnonno del mio compagno di banco che viene in "gita" ad Auschwitz collaborò a far funzionare il forno crematorio con le sue denunce e la sua volonterosa collaborazione. Meglio che la Memoria tramandi la solita figura del nazista spietato. Un segnale di questa cancellazione è l'amore per i "Giusti". Anche qui negli ultimi anni si è assistita ad una specie di corsa alla ricerca di chi mettendo in pericolo la propria vita salvò le vittime dal loro destino. A metà del 2009 i Giusti tra le Nazioni riconosciuti dallo Yad Vashem erano 22.765 di cui 468 italiani. Questo sparuto numero di persone ha il grande merito psicologico di aver salvato delle vittime allora e di salvare noi dalla cattiva coscienza. Forse proprio il fatto che siano in Italia soltanto 468 ci dovrebbe spingere a pensare a quanti "ingiusti" ci furono. A quanti "armadi della vergogna" idealmente esistono per contenere i nomi di tutti coloro che nella migliore delle ipotesi non fecero nulla e nella peggiore si attivarono per compiere il male.
Così anche sotto questo aspetto la Giornata della Memoria sottintende una non dichiarata Giornata della Dimenticanza che placa ogni coscienza. E questo è tanto più vero in un Paese come il nostro dove il mito degli "italiani brava gente" è radicato e intoccabile. Insomma più - doverosamente - ricordiamo le vittime e celebriamo gli eroi del bene, più - colpevolmente - rimuoviamo sistematicamente l'idea di responsabilità e il ricordo dei responsabili. Il cattivo è sempre un altro, il cattivo per definizione non ha un volto e non lo avrà più.

Infine la Giornata della Memoria in questi dieci anni di attività ha generato e rinforzato lo slogan - ripetuto come un mantra - che si usa alla fine di ogni manifestazione: "mai più". Poco importa come fare a far sì che la Storia non si ripeta, l'importante è retoricamente dirsi "mai più", magari con espressione decisa e sentimento di profonda convinzione.
Ha ragione David Bidussa quando scrive: "In realtà la scommessa intorno al Giorno della memoria è stata persa da tempo. Se non irrimediabilmente, certo in misura rilevante. Quella scommessa riguardava e ancora riguarda - perché il problema è ancora aperto in tutti i suoi aspetti - la costruzione di una coscienza storica attrezzata.
E' esattamente qui che nasce il problema.  Perché il confronto con la storia non ha generato una consapevolezza".
"Mai più" significa che la Memoria diventa elemento attivo del presente e guida per l'agire futuro. Se ci ustionassimo una mano sul fuoco faremmo bene a dire "mai più" e faremmo bene a non riavvicinare troppo la mano ad un altro fuoco. Faremmo bene ad avere coscienza di cosa è il fuoco. Ma se dicessimo solo "mai più" per poi rimettere la mano sul fuoco alla prima occasione saremmo soltanto degli stupidi che un giorno all'anno ricordano il dolore provato per continuare poi a viverlo il giorno dopo.
"Mai più" significa che la Giornata della Memoria non è una "gita", non è il momento retorico, l'inaugurazione del Memoriale sul quale esercitare il rito del prossimo anno. "Mai più" significa agire in coerenza con la consapevolezza maturata. E se una consapevolezza fosse stata prodotta oggi la "gita" più vera sarebbe ad un campo di Rom nella nostra città, in qualche area dove lavoratori migranti vivono ammassati come bestie in attesa di raccogliere i pomodori, in qualche casa fatiscente dove italiani meno fortunati muoiono per crolli inevitabili, in qualche mensa che si sforza di alleviare la povertà, in qualche centro diurno per disabili costretto da fondi sempre più scarsi a lavorare sempre meno. Perché le vittime che oggi celebriamo con la Giornata della Memoria sono lì dove altre vittime continuano ad essere: nella sfera della nostra retorica.


  http://www.olokaustos.org














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